GIOVANISSIMI CAT A - A.S.D. Cantèra Ribolla - Palermo

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GIOVANISSIMI CAT A

SETTORE GIOVANILE
LE CARATTERISTICHE DEI GIOVANISSIMI

Trattare delle caratteristiche dello sviluppo psicomotorio, fisiologico, psicologico e morale dei ragazzi è una questione molto ardua, in quanto ognuno è diverso da un altro, pur avendo la stessa età. Non sempre l'età cronologica e quella biologica coincidono. Inoltre le diverse esperienze vissute, le differenti condizioni famigliari, il variegato ambiente sociale, culturale, economico, geografico di provenienza dei ragazzi, sono tutti fattori che li rendono una categoria di persone difficilmente inscrivibili in generiche tabelle.
Tuttavia con questo tentativo di descrivere i giovanissimi, si vuole offrire un punto di partenza agli adulti per orientarsi in quel eterogeneo arcipelago che è l'adolescenza Questo è il periodo di transizione psicologica e sociale tra l'infanzia e l'età adulta. E si sovrappone in larga parte al periodo della pubertà, uno dei cicli della vita in cui avvengono profondi cambiamenti fisici.
I giovani calciatori apprendono con facilità complessi schemi motori, se supportati da vita attiva e da forte motivazione al miglioramento; inoltre possono incrementare tutte le capacità coordinative e condizionali; sono pronti insomma per diventare atleti. D'altra parte però l'importante sviluppo ormonale li rende instabili emotivamente, per cui vivono spesso stati conflittuali, perdendo quella serenità necessaria ad affrontare gli impegni agonistici. Anche le relazioni sociali, specialmente con gli adulti, dai quali hanno il bisogno di rendersi indipendenti, vengono vissute con grande dispendio energetico ed emotivo.

LA PROGRAMMAZIONE DIDATTICA ED EDUCATIVA

Secondo la Federazione (C.U. n° 1 2009) l'attività della categoria "Giovanissimi" costituisce il primo momento di verifica del processo di apprendimento tecnico-formativo ed è ad indirizzo competitivo. Si configura principalmente attraverso i risultati delle gare ed il comportamento disciplinare in campo e fuori di Atleti, Tecnici, Dirigenti.
L'allenatore per redigere la programmazione didattica relativa alla formazione tecnico tattica del giovane calciatore (tabella 3) deve tener conto degli scopi, dei principi e degli sviluppi tattici del gioco di squadra.
Nella categoria giovanissimi il risultato della partita comincia ad avere la sua importanza, ma va analizzato in funzione dell'espressione del gioco di squadra (fase offensiva e difensiva) e soprattutto in funzione delle prestazioni individuali dei singoli giocatori. La partita serve all'allenatore come momento di verifica che permette di valutare-fotografare pregi e difetti, qualità e carenze di ciascun giocatore, in relazione alle quali si deve continuamente riprogrammare la formazione del giovane calciatore per ottimizzarla.
La definizione degli obiettivi calcistici dominanti della categoria giovanissimi, fa riferimento ad un'ipotetica programmazione per fasce d'età, iniziata nella categoria pulcini. Migliorare il colpo di testa con rincorsa e stacco (giovanissimi), presuppone l'abilità di colpire di testa in movimento (esordienti) e da fermo (pulcini). Migliorare le abilità di stoppare, calciare e tirare di contro balzo (giovanissimi), presuppone l'abilità di stoppare, calciare, tirare al volo (esordienti) e rasoterra da fermo e in movimento (pulcini). Il concetto di obiettivo dominante della categoria giovanissimi significa dedicare agli obiettivi definiti in tabella 2 una maggior quantità di pratica, richiamando naturalmente le abilità esercitate nelle categorie precedenti. I mezzi di allenamento da utilizzare devono essere opportunamente scelti dall'allenatore fra gli esercizi, le situazioni, i giochi, dapprima strutturando percorsi didattici comuni a tutti i giocatori per poi individualizzarli a seconda delle esigenze dei singoli.
Dal punto di vista educativo gli obiettivi individuali e di gruppo da raggiungere riguardano l'area cognitiva, emotivo-affettiva e sociale. Anche orientare a stili di vita sani dovrebbe rientrare fra le finalità dell'attività giovanile (tabella 4).

LE ATTIVITÀ DI ALLENAMENTO

2>2 per il tiro in porta

Nel corridoio lungo 25 m e largo quanto l'area di porta si affrontano due attaccanti (4 e 7) che hanno l'obiettivo di fare goal, contro due difensori (8 e 3) che devono cercare di conquistare la palla ripartendo in contropiede. La coppia che realizza il goal resta in attacco. Quali sono i comportamenti tecnici e le strategie che potrebbero utilizzare gli attaccanti e i difensori per conseguire i propri scopi? Il difensore 8 va in pressione sul portatore di palla 4, mentre 3 si posiziona in copertura (figura 2). Il 4 potrebbe realizzare un passaggio al compagno 7 (figura 3) e di conseguenza il difensore 3 andrebbe in pressione sul 7, mentre 8 si riposizionerebbe in copertura (figura 4). L'attaccante 4 potrebbe decidere di inserirsi in profondità con un taglio alle spalle di 3. Questo movimento offre la possibilità al 7 di effettuare un passaggio in profondità per 4 (figura 5), oppure di tentare un dribbling a rientrare. Nel primo caso il difensore 8 deve accompagnare il taglio per contrastare l'inserimento del 4. Nel secondo caso il difensore 8 potrebbe continuare a seguire il taglio di 4 oppure potrebbe decidere di scambiare la marcatura con il compagno 3, prendendo dunque in consegna l'avversario numero 7 (figura 6). Questo è uno dei possibili sviluppi della situazione proposta. Gli attaccanti potrebbero altresì ricorrere alla sovrapposizione, all'uno-due, al dai e vai, alla palla filtrante e di conseguenza i difensori dovrebbero adottare le contromosse per neutralizzare le strategie degli attaccanti.
Le attività di situazione permettono ai giocatori di sviluppare il pensiero tattico (vedere, capire, scegliere), decidendo prima il comportamento tattico più adatto e poi il gesto tecnico più efficace per la soluzione del compito.

LE COMPETENZE DELL'ALLENATORE

L'allenatore dei giovanissimi deve possedere competenze oltre che in ambito tecnico e organizzativo anche in quello metodologico e relazionale.
Le competenze metodologiche riguardano il modo di insegnare il calcio ai propri giocatori, che dipende dalla conoscenza dei metodi (induttivo-deduttivo). Non è sufficiente saper spiegare e dimostrare i modelli tecnici affinché ci sia apprendimento negli allievi. Innanzitutto l'allenatore-insegnante sceglie gli obiettivi da raggiungere, che devono essere commisurati al livello di ogni giovane atleta, in modo che siano effettivamente raggiungibili da ognuno. L'allenatore competente è in grado di comunicare in modo chiaro, sintetico con un linguaggio appropriato all'età dei propri allievi (spiegazioni efficaci), coinvolgendoli anche attraverso domande e problemi motori da risolvere. Da ciò dipende inoltre la capacità di sostenere l'attenzione, la partecipazione e la motivazione dei ragazzi.
L'allenatore-insegnante rende più incisivo il proprio insegnamento se sa cogliere le esigenze dei propri allievi, il loro stato emotivo, se presta attenzione e incoraggia tutti, se riconosce che ogni giovane "apprendista" è portatore di valori, competenze, caratteristiche e potenzialità non sempre manifeste. L'allenatore competente dal punto di vista relazionale sa comunicare scegliendo le parole più adatte, la giusta intonazione della voce, la disposizione del corpo, la mimica adeguata. Sa ascoltare e riesce a mettere in evidenza gli aspetti positivi e le piccole conquiste degli allievi, rinforzando in loro l'autostima, procurando soddisfazione e piacere. Inoltre sa coinvolgere tutti giocatori facendoli partecipi alle diverse attività della seduta di allenamento. La qualità della relazione allenatore/allievo predispone un clima che facilita apprendimenti validi e duraturi.
L'allenatore-insegnante adotta uno stile di insegnamento non autoritario ma autorevole, richiedendo il rispetto delle regole e l'accettazione degli altri, ma offrendo in cambio ascolto e comprensione.

GLI ADOLESCENTI

Pare che i ragazzi oggi soffrano di ipocinesi (mancanza di movimento), l'analfabetismo motorio sia molto diffuso e di conseguenza le gestualità tecniche siano sempre meno qualitative. Manca il tempo da dedicare al gioco spontaneo in cortile, per strada, in oratorio, nei campetti, nelle piazze, sempre meno frequentate. La scelta di passatempi che costringono alla sedentarietà, quali la televisione, il computer, i video giochi, la play station non favoriscono le abitudini al movimento. Insomma non si diventa atleti con questi svaghi.
Contrariamente a ciò che avviene nelle categorie precedenti, animate di entusiasmo e passione, pare che in allenamento la motivazione a svolgere esercizi con costanza e dedizione a volte sia ridotta e la richiesta di giocare sembra l'unica cosa che desti un po' di interesse. Di fronte all'insuccesso molti giovani si arrendono subito e chiedano di cambiare attività. Le difficoltà vengono aggirate con giustificazioni poco plausibili e la noia e l'apatia spesso regnano sui campi di gioco. Varie ricerche confermano che il 70% degli adolescenti abbandona la pratica sportiva precocemente per molteplici cause fra cui gli impegni scolastici, la mancanza di interesse, una cattiva relazione con l'allenatore, ecc.

LE RESPONSABILITA' ED IL RUOLO DEGLI ADULTI

Più che mettere in discussione i ragazzi con le loro caratteristiche e carenze si dovrebbe rivedere la visione che gli adulti hanno dello sport e i metodi per insegnarlo e diffonderlo.
L'apatia dimostrata dai preadolescenti o al contrario un eccesso di competitività sono il risultato degli adattamenti che gli stessi mettono in atto in risposta all'ambiente che li circonda, per esempio:
- gli agi e le comodità offerti dalla società del benessere riducono la necessità di muoversi
- la cultura dell'usa e getta richiede tempi di attenzione ridotti e favorisce la superficialità
- il mito della vittoria e le richieste di produttività favoriscono l'approccio allo sport altamente competitivo e dunque selettivo
Pertanto è importante lavorare in tutti gli ambiti per una rinnovata cultura sportiva in cui trovino spazio più forme di movimento e di sport (agonistiche, ludiche, ricreative, salutari, educative).
Il ruolo e le competenze tecniche, organizzative, metodologiche e relazionali dell'allenatore dunque sono estremamente importanti per favorire lo sviluppo calcistico, non solo dal punto di vista tecnico, ma anche emotivo e sociale, insomma caratteriale.
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